Come si scrive un buona storia? Al bar

lo storytelling al bar

Lo storytelling sta assumendo un ruolo di rilevo all’interno della comunicazione, aziendale ma non solo.

L’ostacolo, apparentemente alto, a volte è “il come”.

L”apparenza spesso inganna però, perché le cose sono ben più semplici di quel che possa sembrare.

Riprendiamo la domanda del titolo,

Ma come si scrive un buona storia?

Le buone storie, le migliori, si raccontano al bar. A cena con gli amici
se non frequentate i bar.

Pensate a quando raccontate delle vacanze, dell’ultima conquista, della partita, del week-end alle terme,…

Le vostre storie, provate a pensarci, avranno usualmente alcune o tutte queste 4 caratteristiche distintive:

  • Linguaggio diretto
  • Contenuto ingaggiante (siete appassionati e state coinvolgendo il vostro interlocutore)
  • Assenza di numeri (e chi poi se li ricorda…)
  • Assenza di formalismi.

E di solito funzionano pure… o mi sbaglio?

Ebbene sì, tutti noi – per natura – abbiamo bisogno di raccontare storie. E sappiamo bene cos’è una buona storia (Story all’inglese), e soprattutto come si racconta (disponiamo della cosiddetta Fiction ability).

Non dovremmo però scordarci di questa innata abilità quando ci sediamo davanti ad una scrivania e cominciamo a ragionare con numeri, tabelle, linguaggio “poco accessibile”, emozioni e legami zero….

Ringrazio per l’ispirazione First Round Review

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